La ricerca dispersi, formazione e operatività

Si è appena concluso il primo fine settimana di esami per l’abilitazione e la rinconferma dei brevetti di operatività per le unità cinofile regionali, ed il prossimo li vedrà concludersi, presso l’area di Modigliana.
Le unità in procinto di affrontare gli esami erano e sono parecchie, e l’impegno, non solo per gli esaminandi ma anche per i figuranti, i giudici, i commissari, e tutte le figure coinvolte è stato (e sarà) considerevole.
Le unità cinofile che riceveranno l’abilitazione e quelle che la vedranno riconfermata, avranno quindi a tutti gli effetti la possibilità, e, se me lo consentite, anche il dovere morale di rendersi disponibili in caso di necessità.
Parallelamente a chi fa ricerca reale, vi è anche chi la fa a livello sportivo, ed entrambe le attività sono molto impegnative: il lavoro che vi è dietro è lungo, costante, a volte ricco di soddisfazioni, a volte di delusioni.
Ma lasciamo da parte l’aspetto sportivo, vorrei parlarvi della ricerca “reale”.
La ricerca reale è fare volontariato, è mettere se stessi e il proprio cane (soprattutto) al servizio della comunità.
Dalla preparazione del binomio può dipendere il buon esito di un intervento, la vita o la morte di un disperso, la sua salute.
Non è una responsabilità da poco, è un piccolo macigno che le unità cinofile si portano sulle spalle ogni volta che si preparano ad intervenire, ogni volta che in allenamento mandano il cane sul figurante.

Perché un’unità cinofila sia “pronta” ad affrontare l’esame di abilitazione, vi è dietro un lungo lavoro di squadra: il conduttore deve imparare a conoscere il proprio cane, a capire i suoi limiti e le sue potenzialità, e riuscire a trarne il massimo. Deve prendersi cura di sè, della sua forma fisica oltre che di quella del compagno.
L’istruttore ha il compito di guidare il binomio in questa “scoperta di sé” e di dare ad entrambi i mezzi e le capacità per affrontare un’area di intervento: come muoversi? Quale tattica di intervento impiegare? Gestire il cane o lasciarlo andare in autonomia?
Ha inoltre il compito di tenersi aggiornato sulle evoluzioni dei metodi e degli strumenti che rientrano nell’ambito di questo lavoro, ed è uno studiare costante.
Il figurante invece è, in soldoni, colui che fa sbocciare le capacità di quella metà del binomio senza la quale l’unità cinofila non esisterebbe.
Un buon figurante tira fuori l’abbaio al cane, gli insegna a fidarsi, che “trovare” è la cosa più bella del mondo perché quando succede allora ci sono sempre coccole, complimenti, cibo e gioco e che lui è una star.
È anche colui che può dare al conduttore informazioni fondamentali nella formazione del cane: perché non ha abbaiato? È successo qualcosa (magari un rumore che può averlo spaventato)? Che cosa fa il cane appena arriva sul figurante? E via dicendo.

Sicuramente ho omesso componenti altrettanto importanti nella preparazione delle unità, e me ne scuso, ma ciò che vorrei è ragionare insieme sul significato di “essere operativi”.
Non è solo la gloria di avercela fatta, non è il punto di arrivo, bensì quello di partenza, perché è da qui che inizierete a fare la differenza tra il buon esito (o comunque il buon svolgimento) di una ricerca oppure no. A volte “si trova”, a volte no, ma ciò che conta è sapere che in coscienza si è lavorato nel miglior modo possibile, che l’area è stata battuta per intero, perché purtroppo a volte di più non possiamo fare.
Se vi accingete a dare l’esame tenete in considerazione cosa dipende dal suo esito. Tenete in considerazione che può andare bene, ma può anche andare male per mille ragioni: magari all’interno della nostra area non c’è propagazione d’odore e il cane non sente, magari siamo talmente agitati da trasmettere le nostre insicurezze al cane, magari nell’area è presente qualcosa che turba il nostro compagno (aree molto sporche, rive scoscese etc), o magari per lui è una giornata no. Può capitare.
Non prendetevela con lui, con i giudici, con la commissione, con i figuranti, o con voi stessi. Approfittate dell’anno in più che avrete a disposizione per tornare a fare l’esame con una maggiore preparazione, più consapevolezza, e magari anche più tranquillità nell’affrontare la prova, cosicché quando sarete sul campo, operativi a tutti gli effetti, i parenti dei dispersi abbiano la più umana delle certezze che il loro caro è in mani (e zampe) sicure.